"Bruno Sodini's conception clearly abandons the field of common figurative imitation in order to employ a certainly unusual symbolic function, that of abstract appearance. But at a closer look, the definition of the forms seems to regard, in analogic terms, the facts of nature, a cosmic taste, astral if you will, and touched with a hint of surrealism. Without which one could exclude more direct references to the commonplace world where we seem to take a real interest in natural elements: such as germinal forms, swellings and concretions that suggest the idea of the life that one creates, understood in its generative tremor, pulsating, awaiting the exploding and the blooming in the clarity of complete forms. Therefore I repeat, it is not as much for the direct transcription as it is for the explanation of the iconic virtue innate in the imagined object, like a message of a biological energy that moves the forms of the being."
"La scultura di Sodini, in quanto relazionata ad una modalità espressiva che assimila una pluralità di linguaggi all'interno di una virtualità temporale remota, assume di volta in volta connotazioni metaforiche e/o metonimiche. Si vedano quelle sue trasformazioni plastiche nelle quali egli decontestualizza una presunta morfologia originaria (ad esempio, un pilastro architettonicamente definito) mediante la distruzione di alcune sue parti, sostituendosi all'azione logoratrice delle forze naturali attraverso il tempo. L'artista diventa una sorta di deus ex machina che annulla ogni distanza temporale, perchè le stimmate del tempo sono impresse indelebilmente nella scultura che egli ha realizzato. Altrove, il linguaggio utilizzato da Sodini è maggiormente legato al senso della metafora, dell'allegoria: qui ovviamente, si riscontra una più decisa caratterizzazione dell'homo faber che è in lui, perchè qui deve creare, non distruggere.
Due esempi: la stele "Codice sacrale" realizzata in Belgio nel 1997, costellata di segni sequenziali di una scrittura enigmatica, e la scultura in pietra "Vento di Caldas" (Portogallo, 1994), di tre metri e mezzo di altezza, con un recto e un verso: l'uno (o l'altro) ha un motivo rettangolare, pieno e vuoto, fortemente scandito, l'altro è lasciato quasi interamente allo stato informale, di pietra corrosa dal vento. Un vento che sembra percuoterla costantemente, rabbrividendone i contorni."